Sei nuovi poli di ricerca nazionali (PRN) per rafforzare la ricerca svizzera di punta

Berna, 16.12.2019 - Il 16 dicembre 2019 il consigliere federale Guy Parmelin – capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) – ha annunciato in una conferenza stampa a Berna il lancio di sei nuovi poli di ricerca nazionali (PRN). In questo modo la Confederazione potenzia in modo sostenibile le attività di ricerca e innovazione in settori importanti quali l’automazione, la resistenza agli antibiotici e la tecnologia quantistica. In una prima fase d’esercizio dei nuovi PRN, dal 2020 al 2023, la Confederazione investe a tal fine fondi dell’ordine di circa 100 milioni di franchi. A questi si aggiungeranno ulteriori risorse messe a disposizione dalle scuole universitarie e dagli ambienti economici.

I nuovi PRN saranno istituiti presso le Università di Basilea, Ginevra, Losanna e Zurigo e i Politecnici federali di Zurigo e Losanna e sostenuti a lungo termine dai rettorati di queste scuole. Oltre alle sedi ospitanti saranno coinvolti numerosi altri istituti universitari e di ricerca, anche stranieri.

La quinta serie di PRN scaturisce da un bando di concorso indetto nel 2017 dal Fondo nazionale svizzero (FNS) per il quale erano state presentate oltre 50 proposte. Dopo una valutazione scientifica da parte del FNS e un esame sotto il profilo della politica della ricerca e universitaria da parte della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, il DEFR ha deciso di lanciare sei nuovi PRN. Questi centri si distinguono non soltanto per la loro qualità e per l’edificazione di strutture ampiamente condivise nella ricerca di base, ma anche per il loro potenziale di digitalizzazione e innovazione, in linea con quanto specificato nel relativo piano d’azione del DEFR.

Alcuni dati sui nuovi PRN:

  • PRN «AntiResist»: ricerca e sviluppo di nuovi approcci in risposta alla problematica dei batteri resistenti agli antibiotici;
    prof. Christoph Dehio, Università di Basilea;
    fondi federali 2020-2023: 17 milioni di franchi.
  • PRN «Dependable Ubiquitous Automation»: miglioramento dell’affidabilità e della flessibilità di sistemi intelligenti, p. es. nei campi del management energetico, della mobilità e della lavorazione industriale;
    prof. John Lygeros e prof.ssa Gabriela Hug PFZ;
    fondi federali 2020-2023: 15,7 milioni di franchi.
  • PRN «Evolving Language»: analisi dell’evoluzione della lingua. Applicazione dei risultati p. es. nei campi della medicina o del riconoscimento vocale (intelligenza artificiale);
    prof. Balthasar Bickel, Università di Zurigo, e prof.ssa Anne-Lise Giraud, Università di Ginevra;
    fondi federali 2020-2023: 17 milioni di franchi.
  • PRN «Microbiomes»: analisi dell’interazione tra microorganismi e del suo impatto su diversi sistemi (umano, animale, vegetale e ambientale). Potenziali di applicazione nei campi della medicina, dell’ambiente e dell’alimentazione;
    prof. Jan Roelof van der Meer, Università di Losanna, e prof.ssa Julia Vorholt, PFZ;
    fondi federali 2020-2023: 16,1 milioni di franchi.
  • PRN «SPIN»: sviluppo di qubit a base di silicio piccoli piccoli, veloci e scalabili come base per nuove tecnologie informatiche;
    prof. Richard Warburton, Università di Basilea;
    fondi federali 2020-2023: 17 milioni di franchi.
  • PRN «Suchcat»: sviluppo delle basi necessarie per rendere processi e prodotti chimici – ma anche l’industria chimica nel complesso – più sostenibili, rispettosi delle risorse e neutrali in termini di CO2 (chimica sostenibile);
    prof. Javier Pérez-Ramírez, PFZ, e prof. Jérôme Waser, PFL;
    fondi federali 2020-2023: 17 milioni di franchi.

Tramite i poli nazionali di ricerca, la Confederazione sostiene dal 2001 reti di ricerca d’eccellenza scientifica, dando particolare importanza all’interdisciplinarità. Promuove inoltre approcci nuovi e innovativi all’interno di singole discipline. Le prime due serie sono andate a buon fine. Dal 2020 saranno in esercizio ben 22 PRN (dalla 3a alla 5a serie), a cui la Confederazione destinerà ingenti risorse per un periodo di al massimo 12 anni.

In base a una procedura ormai collaudata, il Fondo nazionale svizzero verifica regolarmente i progressi compiuti nei singoli PRN avvalendosi dell’aiuto di esperti internazionali. La valutazione è complessivamente positiva: i PRN generano nuovo sapere e promuovono il rinnovo sostenibile delle strutture di ricerca degli istituti accademici. Concorrono inoltre a migliorare il coordinamento e la ripartizione dei compiti tra gli istituti nazionali di ricerca, a favorire la promozione di nuove leve e le pari opportunità e a incentivare il trasferimento di sapere e tecnologie.


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